AIDS, LA STORIA INVISIBILE Scienza, governo e industria nell'epidemia del XX secolo

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Utente: LaTavola
Nome: Matteo Giorgioni
E-MAIL: thonythonino@yahoo.it Tavole... al mondo ce ne sono tante. In questo blog ne troverete diverse. La scelta di "droppare" [l'atto di buttarsi da una rampa con una tavola da sk8] partendo dalla mia tesi di laurea: "AIDS, LA STORIA INVISIBILE", mi permette d'informare sulle connessioni storiche e recenti tra scienza, governi e industrie troppo spesso celati dall' "autorità" scientifica.

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giovedì, 16 aprile 2009

Chi é la vera vittima ??palme ridotta


Due giorni... un fiume di emozioni. Prima fra tutte.. il re-incontro con Airton, l´amico avvocato. Poi... la ricerca dell´attrezzatura per il concerto che faremo a Vila Velha.. quasi senza speranza di riuscita: nessun negozio di strumenti musicali noleggia niente, qui a Fortaleza. Troppo poco remunerativo e troppo rischio che gli oggetti tornino guasti. E gira, gira gira.. da una “loja” alla´altra... niente. Solo tanti numeri di persone, chiesti ai musicisti incontrati all´interno dei negozi. E tanta speranza.. che ieri mattina si é concretizzata: abbiamo trovato uno studente disposto a noleggiarci il suo piano digitale per il concerto “na favela”. Questo alle 12:30. Si torna a casa di Airton per pranzare con riso e fagioli. Caffé e si riparte.... destinazione Vila Velha (che ancora non avevamo avuto modo di visitare). Ci viene a prendere Chagas, l´avvocato braccio destro di Airton, con la sua macchina scarcassata. Saliamo sulla sua macchina e via... a fatica... si parte. Tanta voglia di riabbracciare i bimbi, nel tragitto... ripercorrevo le foto dei loro visi, scattate dai miei genitori un mese fa... i loro sorrisi, i filmati in cui chiedevano di me... e sorridevo .. emozionato, nell´immaginarmi l´ennesimo re- incontro. “TU-TUMM !!!” All´improvviso, un botto.. dopo un dosso... la macchina si ferma. Il motore si spegne.. nel mezzo di un incrocio. Chagas... un po´agitato e un po´imbarazzato tenta inutilmente piú volte di riaccenderla.. ma niente, il motore non riparte. Desolato si volta verso di noi, poi verso Airton dicendogli “ O Alcool acabou !!” [La benzina é finita!!] Eravamo nel mezzo di un incrocio, nel molo, alla fine della “Barra do Céará”, a meno di 1 km da Vila Velha. Scendiamo dall´auto.. prendiamo un po´d´aria e poco dopo aver chiuso la portiera Lisa mi chiede: “Ma sei sicuro che qui non sia pericoloso ?” “Ma no...” dico io.. é uno dei posti piú frequentanti.. piú in vista.. Poi con Airton qua... figurati, tutti lo conoscono !!!“ Infatti.. tutto tranquillo. Iniziamo a camminare, dirigendoci verso la foce del fiume che, unendosi con l´oceano crea un´atmosfera magica, d´unione.. mistica. Pensavo al fiume come alle mie emozioni, che confluivano nell´oceano del mio cuore. Noto una torretta, di legno..d´avvistamento.. forse per i bagnini, ma era vuota. Saliamo tutti e quattro ed Airton decide di telefonare ad Erivardo (il marito dell´infermiera Marcia) chiedendogli di venirci in soccorso con una bottiglia di coca cola piena di Alcool, permettendoci cosí di raggiungere Vila Velha, che fra l´altro non vedevo l ´ora di ri-vedere, dopo piú di un´anno e mezzo. Attendiamo quindi... l´attesa. Per sdrammattizzare affermo: ”Certo che nella sfortuna.. non ci poteva accadere in un posto migliore dei questo” indicando loro la foce del fiume, poi dei pescatori e poco piú in lá sulla destra dei surfisti. Airton sorride e comincia a cantare come di consueto, una canzone. Il ritornello tradotto dice piú o meno cosí “ Cristo é in mezzo ai poveri, fra di noi... anche se lo andiamo a cercare in chiesa, concinti di trovarlo, ma molte volte ci passa di fianco e non ce ne accorgiamo..” Quando smette di cantare, il ruggire di una moto lentamente si avvicina.. era Erivardo, con la bottiglia di coca cola, ma vuota. Airton e Chagas.. scendono cosí dalla torretta di legno, raggiungendolo..poi spariscono dalla nostro campo visivo circondato da grandi foglie, in cui... solo rimane... la macchina ferma.. nel mezzo dell´incrocio. Passano i minuti.. forse una mezz´ora... Abbraccio Lisa e le dico che qua in Brasile funziona cosí, non si puó piú di tanto programmare le cose, si decide giorno per giorno, momento per momento e i tempi sono diversi... diversi.  Le ribadisco inoltre.. accarenzzandole il viso, di quanto siamo fortunati, mentre il sole lentamente si faceva sempre piú rosso... Questo momento romantico e di grande consapevolezza, fu bruscamente interrotto dall´arrogante ruggio della moto di Erivardo, con Airton sulla stessa sella che stringeva fiero la bottiglia di coca cola, questa volta piena di Alcool. Finalmente possiamo ripartire... dico a Lisa “ Dai!! Scendiamo di qua... che sono arrivati”


Airton risponde al cellulare... e un ragazzo con un cappellino rosso si avvicina velocemente a lui, estrae una pistola, un revolver.. e glielo punta alla testa. Dio mio. Il respiro mi si blocca, lo stomaco si stringe, una vampata di calore mi pervade ed il cuore accelera... paura, tanta. avviso Lisa con la voce strozzata, le dico “Stanno assaltando Airton”. Ci paralizziamo... su quella torretta di legno, pensieri, corpo.. solo il cuore correva. Istintivamente nascosi il mio amato borsello in pelle dentro alle mutande, e attonito continuo ad osservare, da quei 10 metri di distanza, che sembravano 2... Airton gli consegna il cellulare, deduco che il ragazzo gli chiede altro... lui scuote la testa, il ragazzo urla, non so che... ed Airton cede, gli consegna anche il portafoglio... Chagas ed Erivardo a poco piú di un metro di distanza osservano, anche loro paralizzati... mi rendo conto che l´assaltatore é un ragazzino... avrá si e no 18 anni, forse. Completamente impazzito, sempre con urla che mi frustavano il cuore... incominció a scappare, infilandosi il revolver, nel costume da bagno. Da quell´esatto momento dentro me il terremoto... sapevo di dover mantenere la calma... ma era impossibile. Un forte senso di smarrimento mi pervadeva. Sgomento, rattristato, impotente... piccolo... vittima... indifeso. Dio mio.. perché ??? Airton chiede le chiavi della moto ad Erivardo, la mette in moto e corre verso l´assaltatore. Ed io ancora piú smarrito.... poche parole con Lisa... nessuna con Erivardo e Chagas... che addirittura si allontana. Non si puó descrivere con parole il gelo che scorre dentro alle vene, nei momenti di vera paura. Non avevo mai vissuto prima.. una cosa del genere. Dio mio... il giorno ha reso tutto questo ancora piú violento e duro da digerire. Guardando gli sguardi delle persone brasiliane presenti, mi tornava in mente mia mamma, nel momento in cui, prima di lasciare l Italia, ci regaló 2 quadrifogli. Al fatto che la mia paura per l aereo é sempre piú presente..... e invece il pericolo non era nell´aria, nel cielo... ma nella strada, nella favela. Pensavo anche a quelle persone che in Italia, conoscendomi poco, dall´esterno considerano questi viaggi, di piacere.... “Beato lui, che va lá !!!” E al fatto che invece in un istante tutto puó scomparire. Terminare. E questa volta non sono solo, cosa che amplifica tutte queste sensazioni. Un assalto ad Airton, l´avvocato della favela,,, conosciuto e rispettato da tutti, e noi, di conseguenza. Com´e´possibile?? Non riuscivo a spiegarmelo. Vivevo esattamente questo: l´invulnerabile grazie alla sua enorme umanitá ed altruismo si é trasformato in vulnerabile. Ma poi.. pensavo che Airton gli era corso dietro.. in moto..e alla sua vita.. di nuovo in pericolo. Forse per una dose di crack, forse per la fame, forse per tutte e due le cose. Ma perché ad Airton ??? Cosa significa ??? Non ho mai avuto una paura cosí vera e forte nella mia vita, mista ad un forte senso di smarrimento. Non riuscivo a parlare, ne a piangere... solo immagini si alternavano dentro me e sgomento, tanto sgomento. Passa il tempo. Mezz´ora dopo. Siamo in macchina tutti e quattro, stiamo andando a Vila Velha ed Airton mi parla dell´accaduto... fissandomi negli occhi con il sorriso sulla bocca,. Mi dice che pensava fosse uno scherzo “uma brincadera”... e tante tante altre cose....ma sempre con il sorriso sulla bocca... tranquillo, sereno, ma triste per il forte disagio sociale... non per il suo. Pensavo a che grande uomo é, Airton... che parla sempre per metafore.. che canta sempre;.. che sorride...  a come reagisce a queste situazioni estreme... sempre sorridendo. Non capivo.... poi.... all´improvviso mi disse “Matteo nao foi eu a vitima, eli es a vitima do sistema, minha razao para viver é mudar la vida d´eli, ofrecer otra opportunidade”. [Matteo, non sono stato io la vittima oggi, lui é la vittima del sistema] Io.. solo in quel momento cominciai a piangere... e fu una grande liberazione.

Postato da: LaTavola a 01:15 | link | commenti (8)


Commenti
#1    16 Aprile 2009 - 07:30
 
MATTEO, LISA vi abbraccio, vi penso.
Rita Incerti
utente anonimo

#2    16 Aprile 2009 - 08:55
 
matteo, tesoro, sono la mamma, che vi ha donato i 2 quadrifogli...ho letto l'articolo tutto d'un fiato, e mi e' venuto il cuore in gola...sappiamo tutti molto bene i rischi e la precarieta' della vita, ancor di piu' in Brasile, ma tutto questo ti rende ogni giorno piu' forte..sei circondato dalle persone che piu' ami e che ti amano..questo ti rende invulnerabile..ma stai attento,sempre, non abbassare mai la guardia..e..se ti viene...piangi..libera lle tue emozioni, non tenere tutto dentro di te...le lacrime lo sai, possono essere nere o bianche...ma bisogna lasciarle scorrere...per sentirsi meglio...TI VOGLIO BENE, TANTO...e anche se sei dall'altra parte del mondo..io sono sempre al tuo fianco...a presto...Betta
utente anonimo

#3    16 Aprile 2009 - 13:32
 
Ciao Matte, ho letto il tuo articolo.. sono rimasto a bocca aperta.. ho immaginato la situazione, anche se mi rendo conto che non è possibile capire esattamente cosa avete provato.. ho pensato a te e Lisa.. ad Airton, che non conosco di persona, ma che immagino come un'uomo sempre sorridente.. ricordo i tuoi racconti di quest'uomo che canta in ogni situazione.. come fosse il suo modo per trovare la forza interiore per affrontare ogni ostacolo!!
Sono contento che stiate tutti bene e vi mando un forte abbraccio.. spero di vedervi presto.

Sò che qualcuno può pensare che siete fortunati ad andare in vacanza così spesso... io invece ritengo che abbiate un gran cuore e che stiate facendo un immenso sforzo per aiutare persone meno fortunate di noi.
Ed io.. beh, mi ritengo fortunato per avervi conosciuto.

Grazie
Ancora un abbraccio
Max (l'amico di Scarry Gianluca)

utente anonimo

#4    18 Aprile 2009 - 19:08
 
Ciao Matte!
Sei in Brasile e spero stia andando tutto bene con Lisa nella tua amata favelas.
Io sono a casa, sveglia da poco dopo una notte al lavoro in mezzo a litri di diarrea di poveri vecchi malati.
Sono andata su you ttube ad ascoltare il discorso di Stoppiglia suddiviso in 3 parti che hai indicato nel tuo blog.
Volevo ringraziarti di questo regalo, profonde parole che hanno toccato il mio cuore fino a commuovermi e farmi scendere le lacrime, non so nemmeno io perchè.
E' una persona incredibile che spero di incontrare prima o poi.
Un forte abbraccio caro amico.
sathya


utente anonimo

#5    18 Aprile 2009 - 19:09
 
MatteoOvunque tu sia quando leggerai questo brevissimo messaggio il mio più sincero grazie per le belle emozioni che ci regali............. a presto per riascolarti spero proprio dal vivo Rita Fan Allevi
utente anonimo

#6    18 Aprile 2009 - 19:10
 
Carissimo Matteo. Ho ascoltato il tuo palpito e ho letto il tuo sgomento nel racconto in favelas. La favelas è un luogo, dove vivono e si muovono tante persone, deboli, sfinite, incarognite e povere. Te lo ripeto la favelas è un luogo innaturale, disumano, violento e senza speranza. La vita diventa un’occasione, mai un percorso, una meta da raggiungere. Qualcuno può riuscire a vedere il sole, ma la depressione collettiva uccide ogni sogno e ogni speranza. Vince la violenza, il ricatto, la merce, l’imbroglio. A qualcuno e al sistema le favelas servono.

Tu con Lisa e Ailton state male. Un dolore sordo, inquieto, pieno di domande. Non accelerare le risposte, tanto meno quelle psicologiche e sociali. “Il dolore per un ordinamento assurdo prepara l’anima alla visione”, così scriveva Martin Buber, un grande rabbino del Novecento morto in Israele. La visione arriva e non è statica, non è uno sguardo, ma è la visone del mondo che combatte l’ingiustizia, la paura, l’odio, la violenza. La visione ti chiama a muoverti e non solo a guardarti …. ed è quello che state facendo. Non rispondere più a chi giudica la tua beatitudine dei viaggi, cadresti nella trappola del perbenismo. Tu non sei una persona per bene, sei una persona libera. E’ un’altra cosa.

Se tu Lisa e gli amici, riuscirete in un piccolissimo punto nel buio totale a far nascere una luce, ebbene, sappi che in quel momento potrete gridare. Cristo è Risorto. Il bene ha vinto sul male.

Riprendi arrancando e mai accontentato. Il tuo vecchio amico e maestro ti aspetta seduto sull’uscio di casa. La porta è sempre aperta Un abbraccio tenero e affettuoso a te a Lisa, Ailton e ad ogni bambino che ti guarda meravigliato e sorridente. Giuseppe
utente anonimo

#7    21 Aprile 2009 - 02:01
 
il cuore riscaldato mi si gela a leggere il tuo utlimo episodio..cazz..sono situazioni forti..in un minuto pensi come la vita possa finire da un momento all'altro..Merda..spero che anche Lisa non sia rimasta troppo traumatizzata,,

Ti abbraccio forte matte..Se poi un giorno hai tempo mandami anche la foto di gruppo che abbiamo fatto alla fine della cena.

E' stato bello avervi qui..anche se per poco avete assaporato un pò della mia vita qui e sono sempre cose che uniscono.

Vi abbraccio forte e vi mando ua stella fortunata!
Glupto
utente anonimo

#8    24 Aprile 2009 - 09:13
 
Ciao Matteo,
ho letto questo tuo nuovo post con molta apprensione... Dev'essere stato un momento assurdo per te.. Ma credo che tu cammini accanto ad un uomo saggio e incredibile che sicuramente saprà darti ancora chiavi di lettura per questo mondo che tu dimostri di amare così tanto..
Ti abbraccio e abbraccio anche la tua Lisa. Sappi che la tua musica è stata sottofondo per una mia ritrovata felicità... Non potrò mai dimenticare quando ci siamo incontrati "casualmente" (?) a quella cena a Cremona..
Ciao Matteo, buona vita.
Cristina
utente anonimo

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