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Nome: Matteo Giorgioni
E-MAIL: thonythonino@yahoo.it
Tavole... al mondo ce ne sono tante.
In questo blog ne troverete diverse.
La scelta di "droppare" [l'atto di buttarsi da una rampa con una tavola da sk8] partendo dalla mia tesi di laurea: "AIDS, LA STORIA INVISIBILE",
mi permette d'informare sulle connessioni storiche e recenti tra scienza, governi e industrie troppo spesso celati dall' "autorità" scientifica.
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Teatri di emozione
Ostia Lido, Puianello, Oliveto… teatri di emozione…
22 Febbraio, 10 e 11 Marzo… date scolpite nella memoria di tante persone…
Lo straordinario potere della musica ha unito tutti: dal bambino… all’anziano.
Il nostro grande senso umano è emerso, ci siamo lasciati trasportare e abbiamo sognato.
Abbiamo visto insieme come a volte, piccoli sogni si avverano. Ma sogni speciali, collettivi. Dalle baraccopoli, nel novembre scorso, scrissi un articolo dal titolo “Semplicemente insieme…”
Ed è proprio questa l’essenza: “…sozinho nao es nada, juntos temos o mundo nas maos !” “…da solo non sei niente, insieme teniamo il mondo nelle mani…”. Ed ecco alcuni nomi di persone speciali che hanno creduto in questa frase, hanno vissuto questa frase ed hanno compiuto azioni di una valenza immane, hanno dato il massimo, con gioia ed amore. Debora e Stefania, due mamme con rispettivamente 2 e 3 figli hanno organizzato una mia esibizione all’interno di una scuola media di Ostia, coinvolgendo anche bambini di un’altra scuola elementare.
Mi sono trovato quindi per la prima volta di fronte ad anime così giovani, ancora così incondizionate (forse) dai falsi valori che questa società, questo sistema e i tremendi mass media violentemente ci inculcano. Mi sono trovato quindi a dover un minimo rielaborare l’esposizione delle mie forti esperienze a Vila Velha, narrando un po’ “fiabescamente”, situazioni che purtroppo, di fiabesco, non hanno niente. Nei loro occhi un’attenzione estrema, consci del fatto che anche per loro è stata una questione di grande fortuna, nascere in questo emisfero del mondo. E così… una bimba di 7 anni, Maila, nel quadernone (rilegato a mano dal mio grande amico Alle) che porto sempre nei miei concerti, scrive “ Grazie per avermi fatto conoscere questa triste realtà.” Questa bimba era presente nel cine-teatro EDEN di Puianello (RE), nel pomeriggio di sabato scorso. Alla base di questo evento invece c’è un’altra persona speciale che, come Debora e Stefania, ha messo un gran cuore, nell’organizzare questo concerto. Il maestro Paolo Lazzarini (cintura nera 6 Dan di Karate),
fu presente al concerto del 29 settembre 2006 presso il Quartiere Reno e alla fine, dopo avermi fortemente abbracciato, mi disse: “Matteo, voglio aiutarti e ti do la mia parola che faremo qualcosa di simile anche a Reggio…” Ci tenemmo in contatto e lui si mobilitò a 360 gradi, (anzi 720) con il suo grande desiderio di aiutare chi è meno fortunato di noi.
Riuscendo in questa grande azione, fece confluire in questo teatro circa 200 persone, coinvolgendo i praticanti di Karate di Reggio Emilia. Iniziai a fare Karate all’età di 11 anni, praticai con molto impegno e a 17 anni mi allenavo nella squadra agonisti Emilia Romagna e nella nazionale juniores a Milano. Vinsi qualche gara e scoprii però il lato oscuro dell’agonismo: l’importanza delle medaglie, di vincere, dell’apparire. Principi molto lontani dall’essenza del Karate, del Dojo Kun. E così, un po’ deluso e rattristito abbandonai il mondo del karate. Paradossalmente fra i miei tanti allontanamenti e riavvicinamenti a questa speciale disciplina, l’ultimo che ho vissuto è stato veramente emozionante: fra l’altro, avvenuto proprio nelle baraccopoli di Vila Velha. Paolinha una cara amica e giornalista bahiana un giorno mi disse: “Ma perché non provi ad insegnare karate ai bimbi?” Tentai… la risposta fu molto forte, il loro coinvolgimento e il loro impegno mi stupì molto, ma ancora di più… il loro altissimo grado di apprendimento. Ci divertimmo e ci unimmo, ancora di più al punto che iniziarono a chiamarmi “Tio” (letteralmente “Zio”, usato in termini affettivi). Ma la cosa straordinaria è che il potere del karate e l’armonico clima creato, riuscì anche ad incuriosire Sandra (vedere articolo “Gli occhi di Sandra) al punto di stimolarla ad aver voglia di giocare, correre, scherzare assieme agli altri bimbi. Lei… bambina esclusa. Un’esclusione impostale da assurdi paradossi Brasiliani. Lei… che ora ride assieme agli altri bambini di Vila Velha. Ho ripercorso così a ritroso il mio karate, comprendendo solo ora quanto abbia influito profondamente nella mia anima, nel mio cammino. Penso che una cosa simile la abbia fatta anche Paolo Lazzarini, che al karate ha dedicato interamente la sua vita. Siamo in primo luogo uomini, poi praticanti di karate. Sembra una banalità, ma nel mondo dell’agonismo è facile ribaltare questi concetti. Paolo è riuscito a far emergere una sua grande umanità, un suo grande senso di solidarietà, la ha applicata… ha sognato ed è riuscito a creare un pomeriggio indimenticabile per tutti i partecipanti e spettatori. Per me era la prima volta in un cine-teatro e quando alla fine, durante il lungo applauso alcune persone si sono alzate in piedi, poi altre… poi ancora altre… poi tutte… un’esplosione di calore partì dal mio cuore, si diramò, invase ogni particella del mio corpo, il cuore suonava una veloce melodia che improvvisamente, uscì sotto forma di lacrime bianche, dai miei increduli occhi. Piansi come un bimbo, felice.
Stremato ed emozionato tornai a Bologna e mi tuffai nel mio amato letto, sorridendo. Mi alzai la mattina seguente incuriosito da quello che mi avrebbe aspettato alla sagra della Saracca (Oliveto di Monteveglio) e con la macchina ancora stracarica dal giorno prima, assieme ai miei genitori partimmo. Ad attenderci, oltre ad un freddo bestiale, c’era il mio amico postino Roberto che ci spiegò dove avremmo potuto allestire il gazebo “Empieza desde las pequenas cosas”. Questa sagra richiama più di 1000 persone ogni anno ed il clima è veramente popolare, allegro e spensierato. Ciò nonostante tanta gente si è fermata ad ascoltarmi sia a parlare che a suonare, si è lasciata incuriosire, trasportare… c’era ogni tipo di persona: dalla famigliola ai ragazzi super-alternative (con tanto di cane al seguito) dalle teen-agers agli anziani, dalla banda popolare a solisti trombettisti, da grandi amici (quello nella foto è il famoso Filippo Dattola grande amico
e colui che ha montato tutti i cortometraggi di Vila Velha) a semplici conoscenti, da gente sobria ad altra completamente sbronza, dai camaleonti tenuti per guinzaglio a saracche mangiate e una… addirittura seppellita, al tramonto.
In questo clima quasi circense tanti incontri speciali mi hanno colpito: una ragazza italiana conosciuta in Chile, dal comboniano Mosè, e mai più vista dopo; Stefano un altro ragazzo che attraverso la musica opera nel sociale in Brasile (Stoppiglia tentava di metterci in contatto da 6 mesi); una signora che mi aveva sentito suonare a Settembre ad Asiago e tanti altri incontri inaspettati. Roberto partecipò al concerto di Borgo Panigale, il 27 Gennaio, e mi promise che in un qualche modo mi avrebbe aiutato, offrendomi uno spazio: promessa mantenuta. E così… Debora, Stefania, Paolo e Roberto hanno straordinariamente offerto grandi occasioni di sensibilizzazione, offrendo il massimo impegno e mettendoci tutto il loro cuore. La cosa più speciale è il loro forte coinvolgimento emotivo in tutto questo, che permetterà (fra non molto) a Vila Velha di ottenere nuovi servizi, primo fra tutti: altre canalizzazioni per portare acqua alle migliaia di persone che ancora non ce l’hanno. Avete trasmesso e insegnato molto anche a me, nel piccolo si può fare tanto, basta volerlo, nel profondo. Mi avete regalato assieme un’ulteriore conferma di come, (attraverso piccole azioni di ognuno di noi), questo sistema globale malato, potrà cambiare. La parola utopia è una triste giustificazione di chi in fondo, ha paura. Paura di sognare, di andare fuori dai binari della cosiddetta “normalità”, costantemente aggrappato all’ombrellino dell’indifferenza. Noi continuiamo a suonare di sognare, che le cose continuano a realizzarsi… basta volerlo. Grazie ancora a tutti.