AIDS, LA STORIA INVISIBILE Scienza, governo e industria nell'epidemia del XX secolo

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Utente: LaTavola
Nome: Matteo Giorgioni
E-MAIL: thonythonino@yahoo.it Tavole... al mondo ce ne sono tante. In questo blog ne troverete diverse. La scelta di "droppare" [l'atto di buttarsi da una rampa con una tavola da sk8] partendo dalla mia tesi di laurea: "AIDS, LA STORIA INVISIBILE", mi permette d'informare sulle connessioni storiche e recenti tra scienza, governi e industrie troppo spesso celati dall' "autorità" scientifica.

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mercoledì, 29 novembre 2006

    Che significa ?AidsComprimidos2NOME Fra poche ore, improvvisamente, i mass media, le istituzioni e tutte le persone nel mondo si ricorderanno che l´AIDS esiste ancora, e i piu sensibili... saranno solidali. Ma che significa ??? Non ho idea, qua dalle favelas, quali saranno le iniziative di quest´anno, quale pianta comprare nelle piazze, il 1 dicembre. E cosi, come per la ricerca sul cancro, milioni di persone si allegeriranno la propria coscienza mandando un sms "solidale", o facendo una piccola donazione comprandocondom "...condom divertenti e addobbi solidali per l´albero di natale" (tratto direttamente dal sito www.lila.it) messi a disposizione sull´asta di ebay. Fra poco ritorneró in italia e, a dire il vero, sono felice di non assistere alle solite promesse del fantomatico vaccino (con tutto il rispetto verso la dott. B. Ensoli e la sua equipe) che si aspetta dal 1984, anno in cui il finto scopritore americano (giudizio emesso da una corte penale dopo 7 anni di diattriba giuridica con il frandece L. Montagnier) R. Gallo ammise che entro 2 anni sarebbe stato disponibile, per combattere questa "nuova malattia". Mi rende ancora piú triste sapere che la maggior parte dei fondi (l´impegno italiano dell´anno scorso ammonta a 470 milioni di euro. fonte www.ilvelino.it) é destinata alla ricerca farmacologica. Obiettivo: trovare un farmaco meno tossico del precedente, ma di certo non meno costoso. E cosí questa logica del aztlabel1chemioterapico (sí... perche... gli antivirali sono chemioterapici) non si discosta troppo dalla logica della scelta del politico, una vera e propria "logica del meno peggio". Dobbiamo ammettere peró che questa dinamica, esiste grazie al nostro appoggio, fino a quando non smetteremo di delegare allo "specialista" questioni cosi grandi. Dopo 2 anni di studio storiografico-scientifico sull´affare AIDS mi sono reso conto che i cossidetti "specialisti" non sono poi cosí preparati come dovrebbero essere. La preparazione della mia tesi di laurea "AIDS, la storia  invisibile" (potete leggere le conclusioni cliccando nell icona "CONCLUSIONI" nel lato sinistro dello schermo) mi é costata molta fatica, la partecipazione emotiva é stata profonda, molte le persone intervistate che mi hanno donato un pezzo della loro vita, ma sopratutto, un grande sconcerto nel momento in cui cercavo risposte dagli "specialisti". Mi sono ritrovato piú volte, ad usare termini tecnici descrivendo reazioni biochimiche, che i dottori "clinici" non conoscevano. logomondoEppure, sono persone che dedicano la loro vita all´AIDS. I primi che dovrebbero essere "solidali". E mi richiedo... che significa allora, essere solidali ??? Vivere un forte senso di com-passione, nel senso di condi-vivere la sofferenza dell´altro ?? Ma come si puó ?? In questi due mesi trascorsi a Vila Velha, molte domande mi sto ponendo. Anzi... a dire il vero é solo una: "che significa ?" aiutare... credere in un Dio... avere fame... essere solidali... penso che senza una reale partecipazione... sia difficile credere di essere realmente stati solidali... anche nelle cose piú semplici, di ogni giorno... ma il piú importante interrogativo mi é sorto osservando una bambina, di neanche due anni, completamente nuda, sporca, a Vila Velha. Era sotto ad una baracca di legno che sembrava una cuccia di un cane costruita in fretta e male. Teneva in mano un pezzo di pane, secco. Le cadeva a terra, nella sabbia... e lo riprendeva... gli dava un morsichino e di nuovo... le ricadeva... e d´improvviso l´interrogativo : "...si puó essere solidali senza conoscere ?" Che significa AID ? e se aggiungiamo una "S" ? AIDS: siamo certi di sapere cosa significa ? Sappiamo in realtá come e se il retrovirus HIV é stato realmente isolato ? E di conseguenza, conosciamo quanto in realtá i test sierologici sono affidabili ? E le terapie ? Piú che chiederci se funzionanologo formaci (difficile trovare uno studio finanziato dalle stesse case farmaceutiche che dichiara l´inefficacia di un farmaco da loro stesse prodotto) non sarebbe meglio chiederci come funzionano ? E i numeri ? Le statistiche ? Certo... certo... tante le risposte. Ma prime fra tutte: io ? Figurati se ho tempo, se ho voglia di informarmi cosi tanto !!!!! E poi... troppo difficile, non sono mica un medico io !!!!! Va bene, va bene, continuiamo a delegare agli altri. Ora seguirá una parte un pó piú specifica, rivolta agli "addetti ai lavori" ma comprensibile da tutti, che non vuole essere assolutamente una provocazione, ma solo un forte stimolo. Una speranza. Un invito ad un confronto, ad un dialogo umano e scientifico riaprendo un´analisi accurata di cosa realmente sia l´AIDS. Sappiate che l´invito alla lettura di questo ultimo articolo del mio blog, lo invieró a tutte le istituzioni, associazioni, reparti di malattie infettive e ai siti, che in qualche modo, si considerano "solidali" con i malati di AIDS. FotoS1

Questo sará il mio atto di solidarietá.

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Sono ormai passati piu’ di dieci anni da quando una lunga schiera di scienziati, medici, giornalisti classificati come "dissidenti" criticano su basi scientifiche il paradigma hiv/AIDS, comunemente accettato per vero. Kary Mullis, Peter Duesberg, Stefan Lanka, Alfred Hassig, Heinrich Kremer, Valendar Turner e Eleni Papadopulos sono solo una parte degli specialisti che da tempo, pongono domande precise alla comunita’ scientifica internazionale, ricevendo risposte parziali o fuorvianti.
Secondo questi esperti l’agente patogeno ritenuto responsabile dell’AIDS presentato da Robert Gallo nel 1984, non e’ mai stato isolato e purificato al gradiente di densita’ corrispondente alla banda di 1,16g/ml, criterio indispensabile (stabilito nella riunione di retro-virologi avvenuta all’Istitute Pasteur nel 1972) per poter affemare di aver isolato un nuovo agente patogeno, escludendo cosi un’eventuale contaminazione di laboratorio.
Lo stesso scopritore del HIV, Luc Montagnier (dopo anni di contesa, con il suo rivale americano Gallo, su chi fra i due detenesse il primato della scoperta), in un’intervista pubblica del 1997 a cura di D. Tahi, riferendosi alle procedure che portarono la sua equipe ad isolare il virus, ha ufficialmente ammesso "Ripeto, non abbiamo purificato."
Estremante curioso e allo stesso tempo preoccupante e’ il fatto che fino al 1997 (13 anni dopo l’annuncio pubblico della scoperta) nessuna rivista scientifica ha mai pubblicato le fotografie al microscopio elettronico al gradiente di 1,16g/mg del virus HIV. Ovviamente, dopo l’ammissione pubblica di Montagnier, un’equipe franco-tedesca ed un’altra americana ripeterono tutto il procedimento con tanto di foto fino a quel momento mancanti. Le fotografie mostrarono una grande quantita’ di "micro vescicole" con una dimensione che non corrisponde a quella tipica dei retrovirus, ma questo avvenimento fu ignorato sia dai mass media che dalla stessa comunita’ scientifica. Questo e’ molto grave, perche’ i test considerati affidabili al 99 % si basano invece su dei probandi con proteine non specifiche del virus HIV, non essendo mai stato isolato seguendo i criteri base, fissati dodici anni prima. Infatti e’ per questo motivo che esistono 67 fattori che danno origine ad una positivita’ ai test diagnostici, anche senza essere stati infettati da alcun virus HIV. Le cross reazioni in questione e la mancanza del "golden standard" sono stati denunciati in un articolo scientifico apparso sulla rivista bio-tecnology nel 1993, anch’esso passato inosservato dalla comunita’ scientifica.Tutte le prove fornite finora: la presenza della transcrittasi inversa, le foto al microscopio elettronico che rappresentano il "Budding" non sono assolutamente specifiche del virus HIV. L’enzima RT e’ presente anche in altre cellule, come per esempio quelle in fase di autoriparazione e le foto del "budding" presentate negli articoli originari di Montagnier e di Gallo, rappresentano una normale operazione di esocitosi cellulare. Per quanto riguarda l’ulteriore criterio di diagnosi affidato alla PCR, lo stesso scopritore di questa tecnica per la quale vinse il premio Nobel, ha affermato pubblicamente che il suo utilizzo nell’ambito AIDS e’ inapplicabile e addirittura fraudolento.
Penso quindi che l’opinione pubblica abbia il diritto di pretendere dalle autorita’ sanitarie le prove scientifiche sopra citate e che inoltre si dia la possibilita’ ad un dibattito pubblico fra le rispettive posizioni.

Postato da: LaTavola a 23:30 | link | commenti (10)

sabato, 25 novembre 2006

Semplicemente...  insieme.

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Ci sono momenti che durano un eternitá, altri che volano. Momenti che e´meglio dimenticare, altri che ci permettono di apprendere, di cambiare, di  crescere. Momenti  indimenticabili, che restano sempre vivi, dentro noi. Momenti che sembrano punti di arrivo, ma che in realtá sono semplicemente, un´inizio. Ieri, un momento, condiviso. Una mattinata nella baraccopoli di Vila Velha. Vedere, respirare e vivere una comunitá riunita sotto una grande "paglioça" (capanna costruita con carnauba con tecniche indio guaraní), mi ha segnato profondamente l´anima. I partecipanti hanno cercato nella loro baracca, il vestito piu´ bello, le donne  per la prima volta, con un filo di trucco, i bambini, effervescenti, saltellanti, ridenti... tutti emozionati, incuriositi di partecipare a questo nuovo evento. Evento che attribuisce loro importanza, dignitá, rendendoli protagonisti di un solidale cammino. persone webE cosi... é avvenuta l ´inaugurazione dei nuovi spazi creati in Vila Velha. Diversi interventi, spettacoli artistici e una dimostrazione di karate eseguiti entrambi dai bambini di Vila Velha, un altro spettacolo eseguito da un gruppo di ballo di altri ragazzini di un quartiere vicino. E ancora... Airton che canta, assieme ai bambini la canzone che ormai é divenuta l´inno di Vila Velha: "Canta, canta amigo canta, vem cantar a nossa canção, tu sozinho não é nada, juntos temos o mundo nas mãos..."(Canta, canta amico canta... vieni a cantare la nostra canzone... tu da solo, non sei niente, insieme, teniamo il mondo nelle mani...)  A questo punto... un battito delle mie palpebre, rompe il micro equilibrio all´interno dei miei occhi, lasciando uscire le prime lacrime della mattinata, che... attraversando il viso, giunte al mento, si distaccano... creando... una volta cadute al suolo, una sorta di occhi, forse di chi, non presente, stava comunque osservando l´evento... Poco dopo... un grande circolo, ogni persona tiene per mano quella al suo fianco, un´orazione, una benedizione... un applauso... altre lacrime, non solo mie... In questi due mesi abbiamo, semplicemente insieme, completato le sfere piu´ importanti per lo sviluppo comunitario. Oltre alla scuola "Casa do fazer" e all´ambulatorio, abbiamo costruito un´affascinante e imponente sala, con una copertura di carnauba, chiamata "Area verde" dove saranno svolte diverse attivitá fra cui: terapia comunitaria degli abitanti di Vila Velha, corsi professionali di artigianato per creare prodotti che saranno poi venduti nel bazar di Emaus., e tante altre attivitá che saranno decise dalla stessa comunitá. paglioca webTutta questa energia, concretizzatasi in una voglia di reagire ad una situazione ingiusta, miserabile, ha attraversato ogni mattone, ogni tronco di palma, ogni filo di paglia... ogni cuore... e ci rimarrá per sempre. Momenti eterni... qualunque persona, entrando in questo salone, percepirá tutto questo... Anche se sottile....questo e´ un invito, ad ognuno di voi... a chiunque voglia, in marzo, tornare qui con me.... per conoscere, confrontarsi e apprendere da queste anime, che molto offrono... Ma non é ancora finita...  al lato di questo magico capannone in stile "Guarani" abbiamo, semplicemente insieme... creato un altra area, un´altra stanza, dedicata ai diritti umani. Un vero e proprio attendimento giuridico, dove si attenderanno tutte le persone della comunitá, ascoltando i loro bisogni, le loro necessitá. La maggior parte non ha un documento di identitá, non sa quando é nata, non sa la propria etá... molti altri vivono in baracche senza tegole, dove il fango cade nelle pentole, mentre si tenta di cucinare. Altri richiedono mattoni, e molti.... richiedono cibo. direitos webE cosi, in un processo lento si inizia a priorizzare le diverse necessitá, alleviando da un lato e realizzando dall´altro... un cammino giuridico, che funge anche come protezione  contro i grandi abusi.... personali, familiari e da parte della stessa polizia. Abbiamo, semplicemente insieme... abbracciato le quattro sfere piú importanti di un concreto sviluppo comunitario: educazione, profesionalizzazione, salute e  giustizia. medicazione webLa nostra presenza in Vila Velha, l´operato di Emaus in Vila Velha... e´ anche una forte provocazione verso le politiche pubbliche, verso la chiesa, che entrambe ignorano questa realta, volenti o nolenti. Abbiamo, semplicemente insieme, raggiunto uno dei tantissimi luoghi, dimenticati... sparsi in mezzo al mondo, conseguenza dell´inumano sistema capitalistico... che rafforzano sempre piú la forbice della globalizzazione, pochi ricchi, tanti poveri. Una forbice che non solo taglia la giustizia... ma decapita la cosa piu´importante per l éssere umano, la propria dignitá. E ogni singolo filo di paglia, ogni singola anima, ogni singolo sorriso, ogni singola brace.... del grande fuoco dell amore che arde in Vila Velha, che arde ín Emaus ha solo un compito: continuare ad innaffiare e curare la splendida rosa, che semplicemente insieme... abbiamo seminato. 

Postato da: LaTavola a 19:16 | link | commenti (2)

giovedì, 16 novembre 2006

" Mamma...

ma in cielo.. c´é il pane? "IMGP0400

Un bimbo fra le braccia della propria madre, sfinito... sul punto di morte, le pone questa domanda."Mamma, ma nel cielo c´é il pane?"   La sua grande speranza, trovare qualcosa da mangiare, nell´aldilá. Un altro racconto di Airton, questa volta molto triste, ma purtroppo vero. Anche oggi ennesima visita in una baracca in cui le persone non mangiavano da due giorni. Che significa morire di fame? Mi risulta molto difficile solo il pensiero, perché... in realtá quante volte mangiamo con un reale senso di fame? Abbiamo mai avuto fame? Siamo mai arrivati al punto di sentirci deboli, per carenza di cibo? Oltretutto queste persone vivono con l´incertezza di mangiare il giorno seguente... e cosí... ringraziano il loro Dio e sperano di ricavare qualche real (moneta brasiliana), giorno per giorno. Non posso, allo stesso tempo, non pensare alle nostre tavole imbandite, stracariche che fra poco piú di un mese caratterizzeranno i cenoni delle feste natalizie e di fine anno, che ci vedranno protagonisti di quello strano senso di fatica... si... La maggior parte delle persone nel mondo non hanno di che mangiare.. e noi, addiritttura, a volte, ci sforziamo di mangiare... Chi a preparato la cena insiste, e noi per non offendere o semplicemente per ingordigia continuiamo, fino ad esplodere e dopo... a lamentarci di un leggero senso di pesantezza allo stomaco. Senza soffermarmi addirittura sulla spreco, sulla stragrande quantita di cibo buttata nellímmondizia. E la cosa piú assurda é che questo accade ogni volta, ogni natale, ogni super-cenone. Cosa significa diventare adulti?? Cosa significa crescere, se non imparare dagli errori, dagli eventi, dall´esperienza, dalla vita? E diventare coscienti? Come mangieró quando torneró in Italia, a cosa penseró? Quali immagini si presenteranno? Quali visi di Vila Velha mi faranno ricordare di quanto siamo fortunati, noi. "Mamma, ma nel cielo c´é il pane?"  Rimbomba dentro me l´eco di queste semplici parole. L´ultimo pensiero di una giovane anima, di fronte alla morte. Mi chiedo quali sono i nostri piú frequenti interrogativi. Sono giorni in cui mi interrogo molto. Raggiunto un piccolo sogno, un grande obiettivo, sono comunque tormentato. "Mamma, ma nel cielo c´é il pane?"  Cerco risposte dentro me. Soprattutto per l´accezione religiosa presente in questa frase.Credere nel paradiso. Credere in Dio. Religione... Cosa significa?? Vivendo situazioni come queste, ti chiedi... ma dov´é finito Dio? E in realtá é li, di fronte a te, che sorride. Troppa ipocrisia nascosta dietro a troppe istituzioni religiose. Il vangelo oltre che essere predicato, dovrebbe essere vissuto, da ognuno di noi, ma specialmente da tutte quelle persone, "serve di Dio" che ogni domenica, avvolte da tuniche linde e profumate parlano, parlano.... parlano. Girando per Vila Velha mi chiedo se la chiesa funziona. Pensando alla situazione del Chile, al terrore post ditattura ancora presente nella maggiorparte delle persone, mi chiedo se anche lí, la chiesa funziona. Torno poi alla situazione italiana, di alcuni quartieri di Milano, Napoli, Palermo, alle nostre favelas. Dove arriva la chiesa? Dove arriva il vaticano?? Penso a tutte le piú grandi carneficine, fatte in nome della religione, da quando l´uomo esiste, anzi da quando una civiltá ha preteso di porre il proprio Dio al di sopra degli altri. Perché? Il problema non é Dio, non é Cristo. Siamo noi, come ci viviamo la nostra religione. Molti miei amici bolognesi, hanno quasi timore di parlare di religione, perché troppo forte é il connubio con l´indottrinamento cattolico. Beh... il mio senso di religione é forse troppo semplice: amare. Sento che la strada é ancora lunga, molto, ma sento allo stesso tempo che mi sto avvicinando al significato di questa parola, amare. Mi rendo conto che esistono nel mondo molte persone speciali, che agiscono, che arrivano dove la chiesa o il vaticano non riesce. Airton, Stoppiglia, padre Mosé, Zanottelli, Henry Le Boussicaud, Abbe Pierre,  e molti altri, che concretamente si dedicano all´altro, aiutando chi soffre, i meno fortunati. Gioisco per il loro operato, mi nutro delle loro parole, dei loro libri, dei loro racconti.  E con lo stesso amore, la mamma, osservando gli occhi del proprio bimbo dolcemente spegnersi, risponde: "Si, amore mio... nel cielo c´é il pane." 

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Seguirá una poesia del mio compagno di viaggio Greg

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Lo schiaffo della Miseria

 

Oh Brasile di favelas

la tua terra salata

consegue a dar vita

e dolci frutti, e

le tue strade impolverate

e maleodoranti

sfoggiano limpidi sorrisi

speranzosi, lí dove

speranza sembra non

poter arrivare...

 

Questo imparo da te.

resistenza e potenza

dell’essere umano e della

sua falcata piena di

aspettative, che si

scontra con un’imperiosa

corrente di Miseria e

Corruzione.   

 

Ogni tuo filo d’erba che

sopravvive alla sabbia

corrisponde a un bimbo

che gioca quotidianamente

in mezzo l’immondizia...

I tuoi contrasti,

oh terra dall’eterne promesse,

devono alimentare la

forza del tuo popolo,

che é il sole della tua

bandiera bugiarda...

 

Resisti Brasile di favelas,

affinché la musica che

riempe le tue strade

possa non esserti piú

di consolazione, ma un

inno di forza e tradizione...

e perché la tua natura dal

profumo d’uomo

possa divenire grande

esempio per tutte le

parti del globo, che vivendo

per la ricchezza

hanno perso identitá

e scopo umano...

 

Che dolore le prime

visioni del tuo cuore malato,

della prole abbandonata

tra infezioni e filo spinato,

dell’apparente indifferenza

disarmante che separa

l’azzurro cielo del tuo popolo.

 

Ma adesso arriva la

lezione nascosta tra

le tue foglie di palma,

il tuo vento immortale l’ha

portata fino ai miei occhi,

e con uno schiaffo ha

risvegliato un concetto che

troppo spesso s’assopisce,

eliminato dalla mano

del materialismo che domina

sempre piú la creativitá, la vita

della societá “progredita”...

 

un concetto che ci libera:

la fede nella potenzialitá

                                                    dell’amore umano.   

Postato da: LaTavola a 21:14 | link | commenti (8)

mercoledì, 01 novembre 2006

Un ambulatorio per Vila VelhaEsterno...

Una comunitá attorno ad un faló. Il fuoco arde, illumina la notte stellata. Sciopettii scandiscono il tempo, dilatato. Il calore riscalda i cuori di chi tanto ha sognato, assieme. La sublime danza delle fiamme incanta, ipnotizza seduce... ma ad un certo punto una mano che molto ha vissuto, segnata da rughe e calli ingialitti si avvicina al fuoco. Aiutandosi con una foglia di cajú allontana dolcemente una brace dal centro del fuoco. Tutti gli occhi la osservano, incuriositi. La sua potente luce rossa abbaglia...e le palpebre di tutta la comunita, leggermente si abbassano, per compensare la potenza della sua vita. Piano piano, l´intensitá diminuisce, le palbepre riassumono la posizione originaria e la brace, poco prima tanto potente, si affievolisce. Dal rosso cuore, lentamente sfuma sempre piú verso il nero, verso il buio. Si percepisce attraverso gli sguardi, una trasformazione... dallo stupore iniziale, ora la gente vive un soave senso di tristezza nel vedere quella brace, lentamente spegnersi, ma la mano anziana ricompare, sempre con una foglia di caju´ fra le dita. Riavvicina la brace verso il fuoco, sempre piú... la accosta alle altre e molto rapidamente, riaccuisisce colore, riaccuisisce calore e allo stesso modo, le labbra della comunita´ sorridono... e comprendono il grande insegnamento.

E cosi... assieme a loro... ringrazio... tutte le braci che fanno parte dello splendido falo´ acceso... dentro ai nostri cuori, dentro a tutte le braci che brillano, accostate le une alle altre, che hanno alimentato, alimentano e che alimenteranno il fuoco dell´umanitá, che mai si spegnerá...       Abbiamo realizzato assieme questo piccolo grande sogno, "esta pequena grande coisa..." Ambulatorio                                                 Sto vivendo, giorno per giorno a lato di questa comunitá, medicando le braci ferite, entrando nella loro intimitá, nelle loro sofferenze, nella loro povertá, nel loro reagire, nella loro forza, nella loro grazia. Fra pochi giorni non ci sará piú bisogno di visitare baracca per baracca... alzando polvere che non solo entra nelle loro piaghe, ma anche nel loro corpo, attraverso ció che mangiano. La terra, si distacca dalle pareti, dal soffitto e cade nelle pentole di chi, fortunatamente ha la fortuna di poter mangiare, ma la sfortuna di vivere in una casa senza mattoni. E ieri... intervistando il mio grande amico Antonio, la prima persona conosciuta, in Vila Velha, le sue parole sono entrate, come un onda imponente, tanto imponente da non poter trattenere tutta la mole d´acqua, arrivata, d´improvviso. E miei occhi hanno cominciato a brillare, come la brace, vivendo un forte senso di commozzione e gratitudine. Si perche´ qua... tanti insegnamenti sono nascosti... o dentro ad una brace, nella polvere che quotidianamente io e Greg respiriamo, in una storia raccontata da Airton, o semplicemente dentro alle parole di  un uomo che ha incontrato la dignitá dell´ essere uomo. Cosi.. Antonio, mostrandomi la sua nuova casa in mattoni dice " Condividere non é semplicemente dare, non é semplicemente dare quello che avanza, ma offrire ció di cui l´altro ha bisogno" e lui vivendo in piena coerenza, donó la sua casa di rami e fango ad un´altra famiglia, amica, che viveva, in una situzione peggiore: in mezzo al fango e alle maree che ogni giorno facevano loro visita. Non avrei mai pensato che l´ambulatorio venisse cosi.... tanto, troppo amore nella sua creazione e le finestre, donate da Emaus, gli regalano una sorta di aspetto mistico, togliendo la tipica freddezza di un luogo di soccorso medico.AMBULATORIO Inizieremo una collaborazione con "Quatro Varas" un centro di "terapia comunitaria e "farmacia viva", dove e´ la persona a curare se stessa e non uno psichiatra, dove sono le piante a cicatrizzare e disinfettare ferite. Dove sono cose naturali e semplici da utilizzare, senza nessun effetto collaterale a curare l´anima e il corpo delle persone. Saranno fatti corsi su come coltivare queste piante e la cosa straordinaria é che una ragazza, Marcia, con la qualifica di infermeria si é offerta come responsabile dell´ambulatorio. Un ambulatorio che ascolta, l´individualita´di ogni singolo paziente. Brindisi

Brindo.... innalzo un´ottima cerveja gelada al cielo, non solo con il Signor Raimundo, capo mastro che ha diretto i lavori, ma con ogni singola persona che mi ha aiutato in questo progetto, con ogni singola brace, che vive quotidianamente un forte senso di appartenenza ad un ideale, ad un sogno.........  grazie a tutti, di cuore, Matte.

Postato da: LaTavola a 21:08 | link | commenti (9)