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Nome: Matteo Giorgioni
E-MAIL: thonythonino@yahoo.it
Tavole... al mondo ce ne sono tante.
In questo blog ne troverete diverse.
La scelta di "droppare" [l'atto di buttarsi da una rampa con una tavola da sk8] partendo dalla mia tesi di laurea: "AIDS, LA STORIA INVISIBILE",
mi permette d'informare sulle connessioni storiche e recenti tra scienza, governi e industrie troppo spesso celati dall' "autorità" scientifica.
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LA PASSIONE
...di tanti poveri Cristi
“Questa Croce e´in ogni baracca, é dappertutto... rappresenta questa realtá.” GIUSEPPE GIORGIONI
“Dicono che é meglio insegnare a pescare, piuttosto che regalare un pesce. Ma se l´acqua é pútrida? Rafferma? E il pesce puzza anche se vivo?” AIRTON BARRETO
Lo stesso mare che ora respira di fronte a me, é lo stesso che ogni giorno sposta i rifiuti, da una baracca all´altra. Ogni giorno, qua a Vila Velha, i rifiuti non sono mai nella stessa posizione. Sacchetti pieni di escrementi visitano ciclicamente ogni angolo di questa favelas. Lê maree, alle 6 del pomeriggio, allagano tutto. L´acqua salata entra nelle baracche di fango e rami... lê scioglie... invade lê strade, ridistribuisce i rifiuti.. Lê maree sono lê uniche cose, che ogni giorno, vengono a trovare questa gente, dimenticata dal mondo. Cartoni, materiale di recupero, rami, fango e per i piu´fortunati qualche mattone... messi assieme in modo disordinato, formano un riparo, che in un attimo puo´trasformarsi in uma trappola mortale. E la fame? Questa gente há fame. Non sa leggere, non sa scrivere... non há cibo. Malnutrizione acuta. E l´igiene? Non ci sono fognature, scarichi. Il mare e le sue maree sono l´única piccola pulizia di Vila Velha, ma e´un po´come mettere la polvere sotto lo zerbino, solo che la polvere qua, há un odore diverso in cui proliferano insetti, batteri e altri microorganismi. Gravi forme di infezioni epidermiche, micosi, piaghe, ulcere. Vermi intestinali, influenze croniche, polmoniti, osteoporosi... e i denti cascano, in questo mondo allagato e salato. Condizioni di vita al limite della sopravvivenza. Sopravvivere. Chissá per quanto?
E il domani? Qua non esiste. Penso a Primo Levi e mi chiedo se anche questo, si puó considerare uomo. Poi mi vengono in mente lê parole di Alex Zanotelli “Il 20% di questo mondo consuma l´83% delle risorse.” ...e dentro a questa percentuale ci sono anch´io. Rifletto. 1° DOMANDA: “Perche´ tutta questa ingiustizia?” ... e penso alle grandi dinamiche mondiali.... 2° DOMANDA: “Cosa si puó fare?” ...e gli occhi di queste persone, come uno specchio umano, me la riflettono adosso e mi portano verso LA DOMANDA PIÚ IMPORTANTE: “Io, cosa posso fare? Questi giorni con Airton, (l´avvocato al servizio dei poveri, che vive nella Favelas di Pirambu da piú di vent´anni) sono giorni di domande. Insieme ci ascoltiamo, ci abbracciamo e cerchiamo di trovare piccole soluzioni... e quando mi trovo davanti alle persone di Vila Velha, penso alle percentuali di Zanotelli. Loro appartengono a quell´altra, all´80%, che si deve accontentare dell´1,4% delle risorse mondiali. Donne, uomini, bambini, anziani, che vivono sulla própria pelle, la passione di Cristo. Mia madre ieri pensava ad alta você: “Noi... diamo tutto cosi per scontato, non ringraziamo mai nessuno di cio´che abbiamo, probabilmente perché non ce ne rendiamo conto...” Forse anche perché facciamo fática ad ammetterci che esiste um qualcosa molto piú grande di noi... pronto ad aiutarci. E noi... invece, a stento lo ascoltiamo. Nella mia vita, non ho mai fatto un appello, ma ora mi sento in dovere di farlo: “ A tutti gli studenti in medicina, scienze infermieristiche, specializzandi, médici, infermieri e chiunque abbia competenze sanitarie chiedo: di ascoltare questi sguardi: 
osservare queste infezioni :
e ricordare... quanti luoghi come questo sono sconosciuti o dimenticati da grandi associazioni volontarie. Io ho incontrato questo e vi chiedo aiuto. Vi chiedo aiuto. Qua basta poço, una conoscenza basilare di un primo soccorso e nozioni elementari di igiene. Qualcuno di voi potrebbe contattarmi per consigli o per venire qua e fare un piccolo corso, insegnando queste basi a 10 donne di Vila Velha.” Io e Airton stiamo progettando il modo di costruire un piccolo ambulatório in muratura. Con lê pareti interne rivestite di piastrelle. Anche in questo avremo bisogno del vostro aiuto, per consigli, sapere cosa occorrerebbe e potete farlo súbito, cliccando sulla parolina “COMMENTI” che apparirá allá fine di questo articolo. Domani andremo a mostrare lê foto ad uno specialista per chiedergli come trattare questo tipo d´infezioni. Andremo in farmácia, compreremo cio che occorre, ci infileremo due guanti in lattice e andremo a Vila Velha, dove tutto é salato. Tutto tranne una cosa.... l´animo dei bambini. Sorridono nel vedere i miei capelli, dritti come fusi: elemento nuovo che permette loro di dimenticarsi delle loro piaghe, che marchiano il corpo di queste giovani anime. E loro sorridono... a Vila Velha.



UNA SQUADRA DI STRADA... Mani di tanti colori diversi: sfumature che partono da un marrone ombra, fino ad arrivare ad un rosina pallido... Mani di tante nazionalita: certe abituate al freddo, altre che non hanno mai visto la neve. Mani di adulti lisce come quelle di bambini e mani di bambini consumate come quelle di vecchi lavoratori. Mani profumate dal sapone matutino e certe intrise di un unto particolare, quello di strada. Tutte... pero´, erano unite. Formavano un cerchio “um circulo” e ciascuna, a turno, parlava: una sensazione, un desiderio, una speranza, un ringraziamento. “Mi chiamo Giuseppe, sono il babbo di Matteo. E´ la prima volta che sono in Brasile e la cosa che mi piace di piu´... sono le persone, siete voi!! Grazie per essere accanto a me questa mattina” Poi, poco dopo... mia madre che con una dolcezza e una pazienza pura, insegnava ad altre mani troppo spesso abituate a serrarsi a pugno, come posizionarle per fare un bel “bager” e giocare a pallavolo, assieme agli altri. Riusciendo in questo modo a strappare dei rari, ma sinceri sorrisi, che a questi bambini difficilmente escono spontanei, soprattutto con persone mai viste prima. Cosi´... dopo una diffidente presentazione, una delicata distribuzione di pane e succo di cajú, partite di calcio e pallavolo sotto al sole violento carioca, attraverso il linguaggio del corpo ci siamo addentrati in questo lento processo di avvicinamento umano. Il gioco di squadra, la condivisione di piccoli dolori come un gol subito, o quella di piccoli trionfi come le reti segnate e una finale distribuzione di capellini, ci hanno regalato a tutti quanti una mattina di festa. Si, perche´ per questi ragazzini, un giorno non é mai uguale ad un altro. E cosi´, i volontari devono essere pronti all´inaspettato, perche´ un giorno non e´mai uguale ad un altro. Per i “meninos de rua”: il condividere, senza diffidenza... l´evadere dalle dure regole dettate dalla strada... il ricevere un qualcosa, senza dover dare nulla in cambio... Per noi: il privilegio di comunicare con loro, di iniziare a capire meccanismi sociali di una drammaticita´ estrema e di percepire il loro affetto. Tanti elementi di condivisione che ci hanno riunito tutti quanti, sotto a quei buffi capellini bianchi, regalati dal mio amico chileno Chito. Un´unica e grande squadra... squadra di strada, squadra di umanita´. Per i miei genitori era la prima esperienza di abbordaggio dei bambini di strada e il pensiero di mio padre, gli occhi di mia madre, i loro sorrisi, le loro azioni... mi hanno riempito di gioia e profonda stima. Mi sento davvero molto fortunato nel poter condividere esperienze cosi profonde e importanti con persone che amo.... Qua a Rio de Janeiro abbiamo trascorso un´intensa settimana, in profonda cooperazione e comprensione con l´associazione AMAR, uno splendido contatto conosciuto nel mio primo viaggio, grazie alla “magica lista” di Giuseppe Stoppiglia, dentro alla quale si trova Mauro Furlan, la super-guida con grande conoscenza delle realti locali, il comboniano Mosé (post “Polvere, cani e persone”) e un´altra strordinaria persona di nome Airton, di Fortaleza, che incontrero´fra pochi giorni... ...a presto amici miei....
LACRIME BIANCHE
S. Fernando, una cittadina cilena della VI regione, a sud di Santiago…
Rene’, un incontro, in un bus malconcio a ritorno da S. Pedro, nel viaggio precedente... Un vecchio liceo, N. Schilling, patrimonio dell’ Unesco... e lui: un vissuto e dimenticato Steinway nero. Da un casuale incontro di tre mesi fa, Rene’ con gli altri amici e membri dell’Associazione poetica “Pablo Neruda” , mi hanno offerto cosi’ tanto: il loro cuore, la loro casa, il loro cibo, il loro tempo e il loro spazio... Hanno organizzato un evento indimenticabile... per molte persone. Ieri sera, questo antico patio di un liceo ottocentesco, ha unito centinaia di cuori, di anime, con il semplice, ma universale... linguaggio della musica. Traccie indelebili dentro me: strumenti, luoghi e persone senza tempo, senza spazio, semplicemente eterni. Intrise di un’energia umana inesplicabile, che avvolge e genera...
Chiudo gli occhi, un grande respiro... e le mie dita incominciano a dialogare con lui... un constante ciclo, un costante movimento... le vibrazioni. I miei polpastrelli e i suoi tasti d’avorio erano il punto d’unione di anime che prima di quel momento, erano separate. Visi amati mi scorrono dentro, riflessi sulle palpebre abbassate, momenti di vita, straordinarie emozioni... apro gli occhi e vedo loro... lassu’. Un’altro punto d’unione con anime molto lontane.... Le stelle come specchio... riflessi di amore che scavalcano oceani... il mio nuovo amico di legno e ghisa assorbe tutto e me lo ritrasmette... una delicata e soave gratitudine reciproca... ma e’ troppo... Dio mio... il mio cuore sta per scoppiare... il mio suono continua a uscire e mi chiedo come sia possibile... le mie note non bastano... non bastano... Silenzio.
Confuso e frastornato, appoggiandomi su di lui mi alzo in piedi. Le palpebre lentamente si aprono come un sipario sulle loro dita che sbattono le une sulle altre... anche loro si alzano in piedi. Comincio solo ora a percepire il nuovo suono... il loro suono... ripercorro i loro occhi, brillanti, i loro sguardi, emozionati... non si fermano... per me e’ troppo.... troppo... abbasso il mio sguardo, ma il loro suono si fa sempre piu’ forte, l’amore delle anime lontane... assieme al loro... e cosi... come un bambino piango... lacrime bianche: “quelle che non fanno venire mal di testa...”